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Quesito 27/2020

prevenzio.net

Domanda

Da decreto "Cura Italia" gli attestati di formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro in scadenza tra il 31 gennaio e il 31 luglio 2020 "conservano la loro validità per i novanta giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza", la cui data è attualmente fissata al 15 ottobre 2020.
Si chiede se detta disposizione abbia validità anche per gli attestati in scadenza tra il 01/08/2020 e il 15/10/2020.

Risposta

In riferimento all'aggiornamento della formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro, i Protocolli condivisi di regolamentazione delle misure per il contrasto e contenimento del Covid-19 del 14 marzo 2020 (successivamente aggiornati e sottoscritti in data 24 aprile 2020, contenuti nel DPCM 26/4/2020 come allegati 6 e 7 e nel successivo DPCM del 17/05/2020 come allegati 12 e 13), in coerenza con il principio introdotto dall'articolo 103, comma 2, del Decreto-legge n. 18 del 2020 (Cura Italia), hanno previsto:

  • la sospensione di ogni attività di formazione, anche obbligatoria, in modalità in aula, anche se già organizzata,
  • la possibilità di effettuare la formazione a distanza, qualora l'organizzazione aziendale lo permetta, anche per i lavoratori in smart work,
  • la possibilità di proseguire lo svolgimento dell'attività lavorativa anche nel caso in cui non sia possibile effettuare l'aggiornamento, fermo restando l'obbligo di completare l'aggiornamento della formazione immediatamente dopo la fase emergenziale.

Sempre in materia di formazione dei lavoratori la Regione Emilia Romagna ha emanato:

  • l'atto prot 0322765 del 28/04/2020, con il quale ha fornito indicazioni, condivise nell'ambito del Gruppo Tecnico Interregionale per la Prevenzione nel Luoghi di Lavoro, che prevedono che le attività formative organizzate con le modalità della videoconferenza sincrona debbano ritenersi equiparate a tutti gli effetti alla formazione in presenza e che, quindi, siano idonee a soddisfare gli adempimenti formativi in materia di salute e sicurezza in questo periodo di emergenza epidemiologica da Covid-19. Anche le verifiche finali, laddove previste, possono essere svolte in modalità a distanza ad esclusione di tutte le prove pratiche che comportino l'esecuzione di tecniche operative e/o l'utilizzo di specifiche strumentazioni, attrezzature e dispositivi di protezione individuale;
  • il Decreto n. 83 del 23 maggio 2020 con il quale, a far data dal 25 maggio 2020, ha consentito, ai soggetti pubblici e privati che erogano attività di formazione, la possibilità di realizzare in presenza la parte pratica prevista dal percorso formativo, secondo le disposizioni dettate dalle "linee guida regionali per la Formazione professionale" allegato n. 5.

In data 28 maggio 2020, con stralcio Verbale n. 82, il Comitato Tecnico Scientifico (CTS) operante presso il Dipartimento della Protezione Civile, si è espresso su un quesito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sulle attività formative in materia di salute e sicurezza, esprimendo parere favorevole per la riattivazione della formazione in materia di salute e sicurezza trattandosi di formazione obbligatoria sia quando la stessa deve essere necessariamente svolta in presenza, nei casi in cui siano obbligatorie sessioni pratiche dei corsi di formazione (ad esempio per l'utilizzo di alcune macchine o attrezzature di lavoro), sia nei casi in cui non vi siano le condizioni per attivare modalità in videoconferenza, a condizione che siano attuate le misure di contenimento del rischio, quali, ad esempio:

  • utilizzo di locali dotati di adeguata areazione;
  • distanziamento fisico di almeno 1 metro;
  • utilizzo della mascherina chirurgica;
  • accessibilità all'igiene frequente delle mani;
  • garanzia dell'igiene delle superfici;
  • in particolare in presenza di utilizzo di macchine o attrezzature di lavoro, adeguata igienizzazione e disinfezione tra un utilizzo e l'altro secondo le specifiche indicazioni emanate dall'Istituto Superiore di Sanità.

Per quanto concerne la formazione in tema di salute e sicurezza sul lavoro, ivi inclusa quella prevista per le figure della prevenzione, si suggerisce, in questa fase, di preferire in via temporanea la modalità a distanza di "videoconferenza in modalità sincrona", anziché la formazione "in presenza". La modalità di formazione a distanza in "videoconferenza in modalità sincrona" non può essere tuttavia applicabile ai moduli formativi che prevedono addestramento pratico quali quelli per addetti al primo soccorso in azienda (art. 45 D.Lgs 81/08 e ss.mm.ii.) per i quali dovranno essere previste modalità in presenza adottando le medesime misure di contenimento del rischio sopra richiamate.

Con il DPCM del 7 agosto 2020 si decreta all'art. 1 lettera r) la ripresa dei corsi di formazione da effettuarsi in materia di salute e sicurezza, a condizione che siano rispettate le misure di cui al "Documento tecnico sulla possibile rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro e strategie di prevenzione" pubblicato dall'INAIL.

Per quanto sopra si ritiene che il principio introdotto dall'articolo 103, comma 2 del Decreto - legge n. 18 del 13 03 2020 (Cura Italia) non abbia validità anche per gli attestati in scadenza tra il 01/08/2020 e il 15/10/2020.

Si osserva inoltre che per gli attestati in scadenza tra il 31 gennaio e il 31 luglio 2020, pur riconoscendone la validità per i novanta giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza" attualmente fissata al 15 ottobre 2020, ad oggi è possibile provvedere all'organizzazione dei percorsi formativi di aggiornamento con le modalità ritenute più opportune in base alla tipologia di corso da effettuare.

Settembre 2020

Quesito 26/2020

prevenzio.net

Domanda

Rispetto ai mezzi in uso in azienda (di cui allego descrizione e immagine), quale formazione è prevista per le tipologie di transpallet e commissionatori indicate?
Quali obblighi di sorveglianza sanitaria per gli operatori che usano questi mezzi? Considerato che sono operatori che nella loro mansione svolgono anche compiti di MME, ma non in modo esclusivo?

Risposta

Viste le attrezzature in questione, si fa riferimento anche a quanto già esposto nel precedente quesito 1/20.
Per l'uso dei transpallet e dello stoccatore, il datore di lavoro è tenuto a fornire ai lavoratori, informazione, formazione e addestramento adeguati, come previsto all'art. 73 del D.Lgs 81/08.
Per l'uso di tali macchine non è però prevista una specifica abilitazione degli addetti in quanto le stesse non figurano nell'elenco delle "attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori" dato che nessuna di esse rientra nella definizione di carrelli industriali semoventi presente in allegato A dell'Accordo Stato Regioni del 22/02/2012: "qualsiasi veicolo dotato di ruote (eccetto quelli circolanti su rotaie) concepito per trasportare, trainare, spingere, sollevare, impilare o disporre su scaffalature qualsiasi tipo di carico ed azionato da un operatore a bordo su sedile."
Si rammenta che l'elenco va inteso in modo esaustivo e non esemplificativo (Circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 21.2013).

In merito alla sorveglianza sanitaria, è il medico competente a stabilirne le modalità in base a quanto previsto dalla legislazione vigente e a quanto rilevato nella valutazione dei rischi da parte del datore di lavoro (rumore, vibrazioni, MMC…). Per quanto riguarda gli accertamenti per l'eventuale assunzione di alcol o sostanze psicotrope, visto che nelle categorie da sottoporre ad accertamento individuate nei Provvedimenti del 2006 e del 2007 figurano gli addetti alle macchine di movimentazione terra e merci, si fa riferimento ai documenti interpretativi elaborati da alcune Regioni quali Lombardia, Veneto e Piemonte, per i quali devono essere considerati esclusi gli addetti alla conduzione di traspallet manuali o a motore.

Settembre 2020

Quesito 24a/2020

prevenzio.net

Domanda

Si chiede se il Terzo responsabile per impianti termici con potenza superiore a 116 kW debba essere obbligatoriamente una persona fisica determinata o possa essere un'azienda specializzata che invia di volta in volta un tecnico differente.

Risposta

Il terzo responsabile è la persona fisica o giuridica delegata dal proprietario dell'impianto termico ad assumere la responsabilità dell'esercizio, della manutenzione e dell'adozione delle misure di contenimento dei consumi energetici (art. 1 DPR 412/93). Il terzo responsabile non deve essere necessariamente una persona fisica, può essere una impresa purché in possesso dei requisiti ed abilitata ai sensi del Decreto Ministeriale 37/2008 art. 1 comma 2 lettera C e D e, per gli impianti a gas, lettera E.

Settembre 2020

Quesito 24b/2020

prevenzio.net

Domanda

Quali sono i requisiti che fanno sì che un PES/PAV non debba frequentare un apposito corso di formazione?

Risposta

Per valutare correttamente quale profilo professionale (PES, PAV o PEI) attribuire ad un operatore, è necessario riferirsi ai tre seguenti requisiti tra loro complementari: istruzione, cioè la conoscenza dell'impiantistica elettrica, dei pericoli ad essa connessi e della relativa normativa di sicurezza; esperienza di lavoro maturata, per poter avere confidenza della conoscenza o meno delle situazioni caratterizzanti una o più tipologie di lavori e della maggior parte delle situazioni anche non ricorrenti; caratteristiche personali, quelle maggiormente significative dal punto di vista professionale, quali le doti di equilibrio, attenzione, precisione e ogni altra caratteristica che concorra a far ritenere l'operatore affidabile.

In base alla norma CEI 11-27 l'attribuzione della condizione di PES e PAV per lavoratori dipendenti è di esclusiva pertinenza del datore di lavoro. Detta attribuzione, accompagnata dall'indicazione della tipologia o delle tipologie di lavori cui si riferisce, deve essere formalizzata per iscritto nell'ambito aziendale.

Settembre 2020

Quesito 24c/2020

prevenzio.net

Domanda

Quali sono i requisiti che fanno sì che un PEI non debba frequentare un apposito corso di formazione?

Risposta

D.Lgs. 81/08 all'art. 18 recita: "Il datore di lavoro deve, nell'affidare i compiti ai lavoratori, tenere conto delle capacità e delle condizioni degli stessi in rapporto alla loro salute e alla sicurezza".

Sempre il D.Lgs. 81/08 all'art. 82, comma 1 recita "… l'esecuzione di lavori su parti in tensione deve essere affidata a lavoratori riconosciuti dal datore di lavoro come idonei per tale attività secondo le indicazioni della pertinente normativa tecnica".

Trasferendo quanto sopra all'ambito prettamente elettrico possiamo dedurne che:

  • chi esegue lavori elettrici deve essere idoneo ad eseguirli;
  • chi esegue lavori elettrici sotto tensione deve disporre di un'abilitazione da parte del datore di lavoro a questo tipo di attività.

La normativa vigente, infatti, disciplina le tipologie di impianti elettrici e, sulla base di questi, identifica delle figure che possono effettivamente eseguirne i lavori disciplinandone la relativa formazione.

Settembre 2020

Quesito 23/2020

prevenzio.net

Domanda

Si chiede se i recipienti in pressione NON CONTENENTI azoto o aria, siano soggetti alla dichiarazione di messa in servizio ed alla verifica di messa in servizio da parte degli enti di controllo competenti.

Risposta

Nei limiti previsti dal D.M. n.° 329 del 01-12-2004 gli apparecchi a pressione sono soggetti alla dichiarazione di messa in servizio tenuto conto dell'articolo n. 2 (esclusioni).

La verifica di messa in servizio competente all' I.N.A.I.L. è dovuta quando l'attrezzatura rientra nei casi previsti dal comma 1 dell'articolo n. 4 del D.M. n.° 329 del 01-12-2004, tenuto conto del successivo articolo n. 5 (esclusioni dal controllo della messa in servizio).
P.S. La distinzione del fluido contenuto nell'attrezzatura, entra in gioco quando si tratta di definirne la categoria e quando si tratta di assegnare la frequenza alle verifiche di riqualificazione periodica.

Agosto 2020

Quesito 22/2020

prevenzio.net

Domanda

Con il Decreto Legislativo 1 giugno 2020 n. 44 sono state modificate le disposizioni riguardanti la tutela dei lavoratori dall'esposizione ad agenti cancerogeni e mutageni durante le attività lavorative.

Con questo decreto è necessario procedere:

  • alla redazione del Registro esposti per i lavoratori con esposizione a polvere di silice cristallina respirabile generata da un procedimento di lavorazione
  • e alla valutazione del rischio.

Si chiede se una valutazione condotta con i dati di esposizione della banca dati Inail, possa ovviare ai campionamenti in azienda.

Risposta

Non è possibile basare la valutazione dell'esposizione a silice libera cristallina - frazione respirabile su dati ricavati da banche dati, in quanto la misurazione effettuata in conformità alla Norma UNI EN 689/19 è funzionale alla verifica dell'efficacia delle misure di prevenzione adottate dal datore di lavoro.

Alla luce delle modifiche introdotte dal Decreto Legislativo 1 giugno 2020 n. 44, dovrà essere aggiornato il documento di valutazione dell'esposizione ad agenti cancerogeni/mutageni di cui al Titolo IX Capo II del D.Lgs.81/08, a cui devono essere allegati i resoconti delle misurazioni in conformità alla Norma UNI EN ISO 17025. Tale documento dovrà essere aggiornato ogni 3 anni o ad ogni variazione delle attività lavorative.

Agosto 2020

Quesito 21/2020

prevenzio.net

Domanda

In merito al rischio silice, si chiede da che valore misurato fa scattare l'obbligo della tenuta del registro degli esposti ad agenti cancerogeni/mutageni e se esiste un TLV della popolazione.

Risposta

Con l'entrata in vigore del D.Lgs 01/06/2020 n.44, i "Lavori comportanti esposizione a polvere di silice cristallina respirabile generata da un procedimento di lavorazione" vengono inseriti nell'elenco degli agenti cancerogeni e viene istituito un valore limite di esposizione professionale per la Polvere di silice cristallina respirabile pari a 0,1 mg/m3.

Attualmente non è definito un valore limite per la popolazione generale, pertanto i lavoratori che sono esposti a "Lavori comportanti esposizione a polvere di silice cristallina respirabile generata da un procedimento di lavorazione", indipendentemente dalla concentrazione di tale agente in aria, si considerano professionalmente esposti.

I lavoratori per i quali la valutazione dell'esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni ha evidenziato un rischio per la salute, dovranno essere sottoposti a sorveglianza sanitaria e verrà istituito per loro il registro degli esposti.

Luglio 2020

Quesito 20/2020

prevenzio.net

Domanda

Si richiedono delucidazioni in merito alla prossima entrata in vigore in data 24/06/2020 del D.Lgs. 1 giugno 2020, n. 44 (Attuazione della direttiva (UE) 2017/2398 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2017, che modifica la direttiva 2004/37/CE del Consiglio, relativa alla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro) di modifica del D.Lgs. 81/08.
In particolare si chiede se dall'entrata in vigore del nuovo decreto, per attività quali taglio piastrelle e imprese edili (che svolgono anche attività di demolizione) sarà necessario provvedere a redigere specifica valutazione del rischio cancerogeno per esposizione a silice libera cristallina respirabile, preso atto che fino ad ora tale agente chimico era stato preso in considerazione nella valutazione del rischio chimico.

Inoltre, poiché nelle suddette attività negli ultimi 2 anni erano già stati effettuati campionamenti analitici dosimetrici delle polvere e della silice libera cristallina, conformi alla norma UNI-EN 689, si chiede se tali campionamenti possono essere tenuti validi per la nuova valutazione del rischio
cancerogeno (e portati alla "naturale" scadenza dei 3 anni, visto l'esito dei campionamenti stessi al di sotto del 10% del TLV), oppure occorra necessariamente ripetere i campionamenti della silice nell'anno in corso, funzionali alla redazione del nuovo DVR cancerogeno e la conseguente compilazione del registro degli esposti.

Risposta

Nel rispetto della Norma UNI-EN 689:2019 non è necessario effettuare nuove misurazioni qualora un agente chimico venga considerato agente cancerogeno e/o mutageno, ma deve essere obbligatoriamente aggiornato il documento di valutazione dell'esposizione di cui al Titolo IX Capo II D.Lgs.81/08 a cui devono essere allegati i resoconti di misurazioni in conformità la Norma UNI EN ISO 17025 e alle Norme vigenti in Italia in materia di professioni. Il documento sarà aggiornato ogni 3 anni o ad ogni variazione delle attività lavorative indipendentemente da quanto viene richiesto dalla Norma UNI-EN 689:2019.

Ovviamente dovrà essere compilato il registro degli esposti al nuovo agente cancerogeno/mutageno.

Giugno 2020

Quesito 19/2020

prevenzio.net

Domanda

Un Documento di valutazione dei rischi che fosse firmato da M.C. RLS RSPP e datore di lavoro al fine di asseverare la data certa potrebbe essere firmato con firma digitale da parte di alcuni dei soggetti (es. medico competente e rspp esterno) e con firma sul cartaceo dei rimanenti firmatari?
Se nel caso in cui questo fosse possibile le firme digitali potrebbero avere data differente?

La firma apposta in momenti diversi assevera comunque la data CERTA del documento? (i firmatari, pur in momenti diversi, apponendo la loro firma asseriscono che il documento è stato redatto a seguito di valutazione eseguita nella data in esso indicata).

Risposta

Nulla vieta la firma mista (digitale e autografa) sullo stesso DVR; per poter adottare questa modalità di sottoscrizione si suggerisce di:

  1. apporre prima le firme autografe sul DVR;
  2. scansionare l'intero documento firmato;
  3. inoltrarlo mezzo PEC ai soggetti che devono firmare digitalmente.

L'inoltro a mezzo PEC assevera la data certa del DVR, per tale motivo le firme possono essere apposte anche in date differenti.

In azienda bisognerà conservare e tenere a disposizione degli organi di controllo sia la versione cartacea firmata a mano che quella informatica firmata digitalmente.

Giugno 2020

Quesito 18/2020

prevenzio.net

Domanda

Il quesito riguarda la elezione / nomina del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, con particolare riguardo a imprese costituite da un solo dipendente oppure imprese con numero di lavoratori ridotto (<5).

Qualora il/i lavoratore/i non esercitino il loro diritto di "eleggere" o "nominare" un RLS, e quindi nel Documento di valutazione dei rischi sarà riportata la dicitura "I lavoratori non hanno ancora esercitato il loro diritto di eleggere o nominare il/i RLS", avendo quindi un organigramma dove non c'è né un RLS interno né un RLS territoriale.

È consentita tale situazione dalle vigenti disposizioni legislative?

Risposta

Il Datore di Lavoro nell'ambito della "formazione generale" prevista dall'Accordo del 21.12.2011 emanato ai sensi dell'art. 37 comma 1 del D.Lgs. 81/08, deve formare i lavoratori anche relativamente alla "organizzazione della prevenzione aziendale" nonché sui "diritti, doveri e sanzioni per i vari soggetti aziendali", incluso quindi il tema della consultazione e partecipazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti.

Qualora i lavoratori non esercitino la facoltà di eleggere o designare un RLS aziendale, le funzioni di RLS sono esercitate dal Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale, indicato dagli Organismi paritetici territoriali, a cui le aziende partecipano versando un contributo al fondo istituito ai sensi dell'art.52 del D.Lgs. 81/08. L'organismo paritetico comunica all'azienda il nominativo del RLST.

Nel caso non sia costituito un organismo paritetico territoriale, l'art. 48 comma 6 attribuisce al suddetto Fondo l'onere di comunicare all'azienda il nominativo del RLST. Ad oggi tale modalità non risulta operativa, pertanto è possibile che nelle aziende dove i lavoratori non hanno esercitato la facoltà di eleggere/designare il RLS e per le quali non risulta istituito un Organismo paritetico territoriale, non sia presente il RLS né il RLST.

Giugno 2020

Quesito 16/2020

prevenzio.net

Domanda

In caso di uso di piattaforma a pantografo in cui entrino 2 addetti entrambi hanno l'obbligo di aver effettuato il corso abilitante?

È obbligatorio avere comunque a terra una persona che sappia, in caso di emergenza, portare a terra la stessa?

Risposta

L'obbligo di effettuare la specifica formazione teorico-pratico per lavoratori addetti alla conduzione di piattaforme di lavoro mobili elevabili (art. 73 comma 4 del D.Lgs. 81/08; Accordo del 22 febbraio 2012 per l'individuazione delle attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori, ai sensi dell'articolo 73, comma 5, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81) vige solo per un operatore, a condizione che l'altro NON CONDUCA la PLE. Il secondo operatore dovrà comunque essere formato ai sensi dell'art. 73 commi 1 e 2 del D.Lgs. 81/08, nonché formato ed addestrato ai sensi dell'art. 77 commi 4 e 5 del D.Lgs. 81/08 all'uso dei DPI di III categoria contro la caduta dall'alto, che dovrà obbligatoriamente indossare nel momento in cui sale e staziona sulla PLE.

In caso di emergenza, è necessario assicurare un intervento di recupero della PLE in tempi congrui; non necessariamente questo equivale a presenza di persona dedicata sul posto, ma nel sito / area di cantiere in cui viene utilizzata la PLE dovrà comunque essere presente una persona capace di intervenire per il recupero di emergenza. Tale operatore dovrà essere addestrato alla sequenza di manovre necessarie per il recupero a terra della PLE, la cui complessità dipende dal modello della stessa, mentre non è obbligatoria per tale soggetto la specifica formazione alla conduzione della PLE. Copia del manuale di uso e manutenzione della PLE, in cui in un apposito capitolo sono indicate le manovre di emergenza, dovrà essere fornita al personale incaricato delle manovre di emergenza (fonte: Linea Guida INAIL 2016 - PLE NEI CANTIERI).

Giugno 2020

Quesito 17/2020

prevenzio.net

Domanda

Nelle definizioni di "lavoratore" dell'art. 2 - DLgs 81/08 vengono esplicitamente considerati come lavoratori i VOLONTARI del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile.
Si richiede se i volontari della Croce Rossa Italiana, non essendo espressamente citati, debbano comunque essere considerati lavoratori, rientrando nella definizione generale fornita dal citato art. 2.

Risposta

I volontari della Croce Rossa Italiana, analogamente ai volontari della Protezione Civile, del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico e dei Vigili del Fuoco, sono da considerare "lavoratori".
Tuttavia, in considerazione delle particolari modalità di svolgimento delle loro attività ed interventi, ad essi si applicano le disposizioni previste dal DECRETO INTERMINISTERIALE 13 aprile 2011 (emanato ai sensi dell'art. 3, comma 3-bis) e dall'articolo 21 del D.Lgs. 81/2008 (secondo quanto previsto dall'art. 3 comma 12-bis del D.Lgs. 81/2008).

Giugno 2020

Quesito 14/2020

prevenzio.net

Domanda

Si chiede se sia possibile svolgere con modalità in videoconferenza la parte pratica dei corsi di primo soccorso e i rinnovi dello stesso.

Risposta

Con riferimento alle indicazioni fornite dalla Regione Emilia Romagna con circolare Prot. PG/2020/0322765 del 28/04/2020, condivise nell'ambito del Gruppo Tecnico Interregionale per la Prevenzione nel Luoghi di Lavoro,
le attività formative organizzate con le modalità della videoconferenza sincrona sono equiparate a tutti gli effetti alla formazione in presenza,
ad esclusione dei moduli formativi che prevedono addestramento pratico (quale, a titolo esemplificativo e non esaustivo, la parte pratica dei corsi per addetti al primo soccorso).

Maggio 2020

Quesito 13/2020

prevenzio.net

Domanda

Si richiede se l'attività di sanificazione con ozono sia riconosciuta oppure no.

Risposta

Secondo l'OMS e la Circolare del Ministero della Salute del 22/02/2020, una procedura efficace e sufficiente di sanificazione può essere effettuata mediante la pulizia con acqua e detergente, seguita dalla applicazione di comuni sostanze attive, quali ipoclorito di sodio (0,1 – 0,5 %), etanolo (62 - 71%), perossido di idrogeno (0,5 %), usate anche in ambito ospedaliero.

Tali sostanze attive dovranno essere utilizzate in condizioni di sicurezza, adottando le idonee misure di prevenzione e protezione ed eseguendo una corretta valutazione del rischio prima del loro impiego. Le procedure di prevenzione e protezione da adottare rappresentano una responsabilità tipica del Datore di Lavoro o dell'Impresa esterna che eventualmente esegue la sanificazione.

La stessa sanificazione può essere effettuata utilizzando presidi medico-chirurgici registrati dal Ministero della Salute o da biocidi registrati anche in ambito Europeo.

Non è vietato l'utilizzo di ozono per l'igienizzazione degli ambienti di lavoro (infatti l'ozono viene considerato un igienizzante in quanto il suo impiego non è registrato dal Ministero della Salute come biocida), in particolare in quei luoghi in cui siano presenti attrezzature/strumentazioni che potrebbero essere danneggiati dal contatto con le sostanze attive sopraelencate.

Nel caso di trattamento igienizzante con ozono, si deve considerare inoltre che:

  • solo il Ministero della Salute, su richiesta dell'Impresa produttrice del macchinario e dell'impiego della sostanza, può attestarne l'efficacia richiesta. Proprio in questi giorni gli Uffici competenti del Ministero della Salute (Ufficio 4 - Prevenzione del rischio chimico, fisico e biologico e promozione della salute ambientale, tutela salute e sicurezza nei luoghi di lavoro - Direzione generale della prevenzione sanitaria), stanno prendendo in considerazione questa tipologia di igienizzazione;
  • dovrà essere valutata l'apparecchiatura impiegata per il trattamento nonché la concentrazione dell'ozono, vista la pericolosità di tale sostanza;
  • di norma negli ambienti chiusi (ad esclusione di quelli sopraccitati) non si giustifica tecnicamente dal punto di vista dell'efficacia questa tipologia di trattamento, che comunque deve essere eseguito da personale specializzato ed adeguatamente protetto.

Maggio 2020

Quesito 12/2020

prevenzio.net

Domanda

Si richiede se, per quelle attività lavorative in cui non possa essere sempre garantita la distanza di un metro tra le persone, al fine dalla protezione da contagio Covid-19 ed in vista del sopraggiungere della stagione estiva, la mascherina chirurgica possa essere sostituita da una visiera (es. di tipo chirurgico).

La richiesta nasce dalla necessità di garantire una protezione più confortevole (ma pur sempre efficace) del lavoratore.

Si precisa che l'ambiente di lavoro di riferimento non è un'ambiente sanitario ma una manifattura in genere.

Risposta

Attualmente i provvedimenti assunti dal governo per il contrasto ed il contenimento del contagio da Covid-19, ed in particolare i protocolli condivisi di regolamentazione delle misure anticontagio nei luoghi di lavoro, nei cantieri e nel settore dei trasporti e logistica, impongono l'uso delle mascherine, e altri dispositivi di protezione (guanti, occhiali, tute, cuffie, camici, ecc...), qualora non sia possibile lavorare a distanza interpersonale superiore ad un metro e non siano possibili altre soluzioni organizzative. Non è prevista la possibilità di sostituire la mascherina con una visiera.

Maggio 2020

Quesito 11/2020

prevenzio.net

Domanda

Si voleva chiedere un chiarimento in merito all'attività di sanificazione prevista per le aziende citate nel protocollo condiviso.

Alcuni fonti autorevoli (come ad esempio "certifico") dicono che deve essere fatta da azienda esterna qualificata che certifichi la sanificazione. È così?

La sanificazione non può essere fatta quindi ad opera dell'azienda stessa?

In caso affermativo quali sono le motivazioni.

Risposta

La sanificazione può essere effettuata anche dalla stessa azienda.

Le motivazioni:

  • Gli attuali provvedimenti assunti dal Governo per il contenimento del contagio da Covid-19 non impongono l'obbligo che la sanificazione venga effettuata da "azienda esterna qualificata".
  • Seguendo le indicazioni dell'OMS, una procedura efficacie e sufficiente di sanificazione può essere effettuata mediante la pulizia con acqua e detergente, seguita dalla applicazione di comuni disinfettanti, quali ipoclorito di sodio (0,1 - 0,5 %), etanolo (62 - 71%), perossido di idrogeno (0,5 %), usati anche in ambito ospedaliero.

Maggio 2020

Quesito 8/2020

prevenzio.net

Domanda

Premesso che nel 2019 ara stato posto il quesito se serbatoi a pressione con rapporto pressione x volume inferiore a 8000 fossero comunque soggetti a denuncia di messa in servizio all'INAIL e che al quesito era stato risposto che l'esclusione dalla denuncia della messa in servizio dei recipienti in pressione aventi il PsxV < 8.000 era prevista dalla superata "Raccolta E" dell'ISPESL e che oggi la direttiva PED, recepita con Decreto n. 329-2004 esclude fra l'altro dalla messa in servizio i seguenti recipienti in pressione: a) V < 25 litri; b) V< 50 litri se con Ps ≤ 12 bar.

Si richiedono precisazioni in merito:
Il Decreto ministeriale 1 Dicembre 2004 n. 329 esclude dal controllo della messa in servizio i recipienti semplici aventi pressione < 12 bar e prodotto PxV inferiore 8000.

Tale esclusione non sembra però riguardare la dichiarazione di messa in servizio che parrebbe essere comunque obbligatoria per gli apparecchi semplici di cui sopra, stando a quanto disposto dall'Art. 6 comma 4 del già citato decreto ministeriale, il quale afferma:

"Per le attrezzature a pressione e insiemi esclusi dal controllo della messa in servizio, ai sensi dell'articolo 5, la dichiarazione di messa in servizio di cui al comma 1 consente di attivare l'attrezzatura o l'insieme a condizione che l'utilizzatore attesti che le predette attrezzature o insiemi siano stati debitamente installati, mantenuti in efficienza e utilizzati conformemente alla loro destinazione, non pregiudichino la salute e la sicurezza delle persone o degli animali domestici o la sicurezza dei beni."

Il quesito del 2019 si voleva riferire appunto alla sola dichiarazione.

Si chiede pertanto:

  1. Risulta lecita l'interpretazione qui descritta?
  2. L'esclusione prevista alla "superata raccolta E" dell'Ispesl è oggi supportata da qualche altro disposto normativo o anch'essa si riferiva al "controllo" e non alla "denuncia"?

Risposta

Per quanto riguarda gli obblighi per la Messa in Servizio delle attrezzature in pressione, le disposizioni di cui al D.M.21/05/1974, e relativa specifica tecnica Raccolta "E" sono state ora superate dai disposti del D.M. 01 dicembre 2004 n. 329. di attuazione del D.lgs.n°93/2000 di recepimento della direttiva PED.

Il citato D.M. 21/05/1974 e relativa specifica tecnica, rimangono ora in vigore per i soli articoli NON modificati dal D.lgs.n°93/2000 e s.m.i.

Pertanto ora NON sono soggetti a comunicazione di Messa in Servizio ad INAIL ed AUSL competenti per territorio, NÉ alle verifiche di Messa in Servizio INAIL e NEANCHE alle successive verifiche di Riqualificazione periodica, tutte le attrezzature rientranti nell'art.2 del D.M.329/04 che per il caso di che trattasi sono i recipienti in pressione di qualsiasi Volume ma con PS<0,5 bar, quelli fabbricati sia come Semplici a pressione di cui al D.lgs.n°311/91 sia con Direttiva PED di cui D.lgs.n°93/2000, aventi V< 25 litri e con qualsiasi pressione PS, oppure con V< 50 litri se con PS ≤ 12 bar

I soli recipienti Semplici a pressione di cui D.lgs.311/9, cioè che siano di forma semplice e destinati a contenere solamente aria od azoto, limitatamente a quelli aventi PS<12 bar e PSxV<8000 barxlitri ed in base all'art.5 comma c) del D.M.329/04 sono ESCLUSI dai controlli INAIL di messa in Servizio, ma sono comunque soggetti a comunicazione di Messa in Servizio secondo i disposti dell'art.6 del D.M.329/04.

Tali recipienti sono poi in seguito soggetti a Verifiche di Riqualificazione periodica secondo le cadenze della Tabella Allegato B del D.M.329/04 a meno che non siano nelle condizioni di cui all'art.11 comma a) del D.M.329/04, cioè che sono stati fabbricati in modo da non essere soggetti a fenomeni di corrosione sia interna che esterna.

I recipienti di analoghe caratteristiche, come anche quelli di caratteristiche dimensionali superiori, ma certificati secondo Direttiva PED di cui D.lgs.93/2000 oppure fabbricati precedentemente e dotati di Libretto matricolare ANCC od ISPESL, e per questi ultimi nei casi di cessione o spostamento anche se precedentemente dotati di avvenuta omologazione d'impianto e verifiche oppure esclusi od esonerati, sono invece soggetti sia comunicazione di Messa in Servizio che a Verifiche INAIL di Messa in Servizio e poi anche alla dette Verifiche di Riqualificazione periodiche successive, queste ultime salvo che i recipienti stessi non siano nelle richiamate condizioni di cui all'art.11 comma a) del D.M.329/04 e che siano destinati a contenere fluidi del gruppo due ( non pericolosi), escluso il vapor d'acqua.

La comunicazione di Messa in Servizio di cui art.6 del D.M.329/04 va inviata all' I.N.A.I.L ed anche alla AUSL competenti per territorio. Nel caso della provincia di Modena all'INAIL di Bologna attraverso loro portale informatico CIVA e comunicazione da inviare al Servizio Impiantistico Antinfortunistico dell'AUSL a dsp@pec.ausl.mo.it".

Maggio 2020

Quesito 10/2020

prevenzio.net

Domanda

Nuovo DPCM del 26 Aprile, allegato 7 (Protocollo condiviso cantieri) punto 5, all'ultimo paragrafo è scritto:

il datore di lavoro si assicura che in ogni cantiere di grandi dimensioni per numero di occupati (superiore a 250 unità) sia attivo il presidio sanitario e, laddove obbligatorio, l'apposito servizio medico e apposito pronto intervento; per tutti gli altri cantieri, tali attività sono svolte dagli addetti al primo soccorso, già nominati, previa adeguata formazione e fornitura delle dotazioni necessarie con riferimento alle misure di contenimento della diffusione del virus COVID-19.

Cosa si intende per "adeguata formazione"?

Si ritiene sufficiente quella già erogata nei corso DM 388 o deve essere predisposta una formazione integrativa? e se serve una formazione integrativa chi la può fare e in che modalità va fatta, dato che ad oggi i corsi non possono essere svolti se non in modalità a distanza.

Risposta

La formazione erogata ai sensi del DM 388 è da ritenersi adeguata ma dovrà essere integrata con indicazioni relative alle corrette modalità di comportamento dell'addetto al Primo Soccorso tra cui:

  • misure igieniche contenute nelle indicazioni del Ministero della Salute (cd. decalogo)
  • obbligo di lavare ed igienizzare le mani da parte dell'addetto al Primo Soccorso prima di effettuare l'intervento di soccorso
  • obbligo di utilizzo della mascherina chirurgica e di guanti monouso da parte dell'addetto al Primo Soccorso prima di effettuare l'intervento di soccorso
  • obbligo di utilizzo della mascherina chirurgica e di guanti monouso (questi ultimi se possibile) da parte dell'assistito
  • se l'intervento di soccorso lo consente, mantenere la distanza di sicurezza di almeno 1 m
  • disponibilità e collocazione in cantiere di mascherine chirurgiche, guanti monouso, igienizzanti per le mani disponibili per gli interventi di soccorso

Le modalità per l'erogazione della formazione suddetta sono quelle consentite attualmente dalle norme contro la diffusione del contagio, ovvero formazione a distanza, eventualmente integrata con opuscoli e materiale informativo.

Maggio 2020

Quesito 09/2020

prevenzio.net

Domanda

Fino al termine dell'emergenza vi è la possibilità (così come è permesso dalla Regione Veneto) di svolgimento di attività formative a distanza in merito alla formazione obbligatoria prevista dall'articolo 37 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, compresa quella disciplinata dagli Accordi in sede di Conferenza Stato-Regioni? La Regione Emilia Romagna, parimenti a quella del Veneto, ha deliberato o dato indicazioni operative in merito alla possibilità di svolgere la formazione a distanza mediante collegamento telematico in videoconferenza, tale da garantire l'interazione docente-discente?

E ancora, in assenza di un orientamento Regionale, qual è la posizione dell'ASL di Modena in merito a questo delicato tema?

Si allega il documento della Regione Veneto.

Risposta

La Regione Emilia Romagna con circolare Prot. PG/2020/0322765 del 28/04/2020 ha emanato "Indicazioni per la formazione in materia di salute e sicurezza del lavoro." in riferimento all'emergenza da COVID-19.

Con tale circolare, vengono fornite le indicazioni condivise nell'ambito del Gruppo Tecnico Interregionale per la Prevenzione nel Luoghi di Lavoro, che prevedono:

  • le attività formative organizzate con le modalità della videoconferenza sincrona devono ritenersi equiparate a tutti gli effetti alla formazione in presenza
  • tali attività sono ritenute idonee a soddisfare gli adempimenti formativi in materia di salute e sicurezza in questo periodo di emergenza epidemiologica da COVID-19
  • le verifiche finali, laddove previste, possono essere svolte in modalità a distanza ad esclusione di tutte le prove pratiche che comportino l'esecuzione di tecniche operative e/o l'utilizzo di specifiche strumentazioni, attrezzature e dispositivi di protezione individuale.

Per completezza si allega il documento contenente le indicazioni condivise nell'ambito del Gruppo Tecnico Interregionale per la Prevenzione nel Luoghi di Lavoro.

L'ASL di Modena si attiene alle indicazioni fornite dalla Regione Emilia Romagna con la suddetta circolare Prot. PG/2020/0322765 del 28/04/2020.

Maggio 2020