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Rete Imprese Italia chiede misure straordinarie per arginare la crisi indotta dal Coronavirus

La sigla che riunisce Confesercenti, Cna, Confcommercio e Lapam lancia l'allarme: se l'emergenza sanitaria dovesse protrarsi a lungo l'impatto economico negativo potrebbe portare alla perdita di 100.000 posti di lavoro

La situazione esplosa nel giro di pochi giorni anche nella provincia di Modena a causa dell'emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus colpisce tutte le categorie economiche e potrebbe avere un impatto fortissimo: una perdita di 3,9 miliardi di euro di consumi e di 4,7 miliardi di PIL. Si tratta di dati prudenziali e fondati su una durata limitata dell'emergenza, ma che potrebbero essere incalcolabili qualora l'allarme perdurasse.

Non va poi sottovalutato che la frenata dei consumi avrà conseguenze sulle imprese soprattutto di piccole e medie dimensioni: stime parlano di una possibile chiusura di circa 23.000 piccole imprese dei servizi - della ristorazione e della ricettività - passando per il settore distributivo, i servizi alle imprese e quelli del tempo libero. E l'impatto negativo sull'occupazione potrebbe portare alla perdita di 100.000 posti di lavoro.

L'eccezionalità del momento si evidenzia soprattutto in alcuni comparti economici, turismo e la sua filiera su tutti con attività ricettive travolte da una miriade di disdette, che compromettono la stagione primaverile e mettono in seria discussione le prospettive di medio periodo, visto che l'onda lunga dell'emergenza avrà riflessi anche dopo la sua fine.

Nell'ipotesi in cui la crisi duri fino al secondo trimestre, l'impatto sarebbe enorme: 18 mila chiusure e una perdita di 90.000 posti di lavoro.

Il settore distributivo, già messo a dura prova dalla crisi economica, risente anch'esso particolarmente dell'epidemia. Il contagio si inserisce in un periodo di per sé molto critico per le imprese che operano sulle piccole superfici: negli ultimi 4 anni, infatti, in Italia sono state registrate solo variazioni negative, pari al 3,5%. Tra il 2019 e il 2018 il saldo negativo è stato pari a 18.000 imprese del commercio al dettaglio: numeri che hanno portato a oltre 50.000 esercizi persi dal 2011. Da considerare, inoltre, che circa il 40% degli esercizi commerciali (245.000) è localizzato nelle 6 regioni di maggiore emergenza.

"A fronte di questa situazione di crisi occorre mettere in campo misure straordinarie anche da parte degli Enti locali, da cui ci aspettiamo un impegno concreto a sostegno delle piccole e medie imprese del territorio - spiega Rete Imprese Italia - Chiediamo, nello specifico, che la Tari sia proporzionalmente ridotta in relazione alla chiara minore produzione di rifiuti, che la Tosap sia tagliata per tutto il 2020 del 50%, che venga sospeso il versamento dell'acconto Imu e si proceda per l'anno in corso a una rimodulazione delle aliquote sulle categorie che più di altre stanno subendo gli effetti dell'emergenza. Un ulteriore segnale - prosegue la sigla che riunisce Confesercenti, Cna, Confcommercio e Lapam - riteniamo debba giungere sul versante dell'addizionale Irpef e di altre imposte di competenza comunale: ogni aumento previsto deve essere congelato. Chiediamo infine - conclude Rete Imprese - che le Amministrazioni locali siano in prima linea in un lavoro di squadra che metta insieme Associazioni di categoria, sistema bancario, Camera di Commercio, Fondazioni Bancarie e che possa condurre all'adozione di misure straordinarie come la sospensione del pagamento delle rate di mutui e finanziamenti, così come è avvenuto con il sisma del 2012, oltre all'erogazione di contributi economici straordinari e alla previsione di misure a supporto anche dei lavoratori autonomi".