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Inversione di tendenza per l'industria in regione

pubblicato il 13/10/2015 14:25, ultima modifica 09/11/2015 11:34
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L'indagine congiunturale di Unioncamere Emilia Romagna mostra segnali di risveglio che potrebbero preludere a una fase di crescita duratura

L'Emilia-Romagna mostra sempre un differenziale positivo rispetto al resto del Paese di qualche punto decimale: questo consentirà di crescere dell'uno per cento nell'anno in corso, stima che potrebbe anche essere rivista al rialzo. Sarà ancora il comparto manifatturiero a trainare l'economia regionale nel prossimo biennio: nel 2015 la crescita dell'industria sarà di poco inferiore al 2 per cento, nel 2016 sfiorerà il 3 per cento. Queste le principali indicazioni dell'indagine congiunturale relativa al secondo trimestre 2015 sull'industria manifatturiera, realizzata in collaborazione tra Unioncamere Emilia-Romagna, Confindustria Emilia-Romagna e Intesa Sanpaolo.

Nei mesi da aprile a giugno 2015 la produzione in volume delle piccole e medie imprese dell'industria manifatturiera dell'Emilia-Romagna è cresciuta del 2,3% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, consolidando l'inversione di tendenza registrata nel primo trimestre. L'aumento è ben superiore a quello dell'Italia (+0,5%), ma anche alle variazioni di Veneto e Lombardia. Solo il Piemonte ha fatto meglio. La crescita produttiva è stata determinata da tutte le classi dimensionali, ma soprattutto da quelle più strutturate, maggiormente orientate all'internazionalizzazione.

Il fatturato ha ricalcato quanto registrato per la produzione. Nel secondo trimestre 2015 è stata registrata una crescita del 2,3 per cento rispetto all'analogo periodo del 2014, in accelerazione rispetto all'incremento del l'1,7 per cento dei primi tre mesi. Dello stesso tenore di produzione e fatturato, è la domanda, che è nuovamente in salita (+1,4 per cento).

Il miglioramento del quadro congiunturale ha riguardato un numero abbastanza ampio di imprese, il 41 per cento delle intervistate ha segnalato un aumento dei livelli produttivi, contro un 22 per cento che ha indicato una contrazione.

Il commercio con l'estero costituisce ancora il principale fattore di crescita delle nostre imprese. Secondo i dati dell'Istat, nei primi sei mesi dell'anno le esportazioni regionali sono aumentate del 4,4 per cento. L'Emilia-Romagna si conferma la terza regione esportatrice, con una quota del 13,3 per cento sul totale export nazionale. Molto bene la meccanica, buon risultato anche dalla ceramica. Stentano, anche se in aumento, il sistema moda e l'industria del legno, diminuiscono le vendite all'estero dei prodotti in metallo. L'analisi per mercato di destinazione evidenzia come la crescita sia in larga parte attribuibile alle vendite negli Stati Uniti, mentre flettono o stagnano le esportazioni verso Germania e Francia.

Non si allineano a questa tendenza e sono ancora negativi i dati della demografia delle imprese: nel secondo trimestre 2015 il saldo fra iscrizioni e cessazioni dell'industria in senso stretto è risultato negativo per 48 imprese, in misura tuttavia più contenuta rispetto al passivo di 478 rilevato nell'analogo trimestre del 2014. A fine giugno 2015 le imprese attive dell'industria in senso stretto dell'Emilia-Romagna sono ammontate a 46.866, con una diminuzione dell'1,5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2014. Si è posto in territorio positivo il solo comparto energetico. Ad aumentare sono solo le società di capitale (+1,1 per cento), tengono meglio le imprese straniere (-0,1 per cento) rispetto a quelle con titolare italiano (-1,7 per cento).
Per quanto concerne l'occupazione, invece, l'indagine Istat sulle forze di lavoro ha registrato un andamento espansivo. Nel secondo trimestre del 2015 è stata registrata una crescita del 6,6 per cento rispetto all'analogo periodo del 2014, che è equivalsa a circa 33.000 addetti.

Anche per gli ammortizzatori sociali, nei primi sette mesi del 2015 le ore autorizzate, tra ordinaria, straordinaria e in deroga, sono molto diminuite rispetto a un anno prima (-34 per cento).

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