Excelsior 2025: sono in diminuzione le assunzioni in provincia di Modena
Risulta in calo il consuntivo delle assunzioni in provincia di Modena nell'anno 2025, si fermano infatti a 73.320 gli ingressi dichiarati dalle imprese, in diminuzione del 6,4% rispetto al 2024, che corrispondono a 5.020 assunzioni in meno. Nonostante siano diminuite le assunzioni, rimane comunque elevato il mismatch tra domanda e offerta di lavoro: la difficoltà di reperimento è del 51,4% leggermente inferiore all'anno precedente. Questi i primi risultati annuali dell'indagine Excelsior - Sistema Informativo per l'Occupazione e la Formazione - riguardanti le intenzioni di assunzione delle imprese, coordinata da Unioncamere nazionale in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e le Camere di Commercio.
Anche se il totale delle assunzioni è minore, rimane stabile la propensione delle imprese modenesi ad assumere: quasi due imprese su tre dichiarano l'ingresso di nuovi addetti nell'anno, ma rimangono sensibili le differenze a seconda della grandezza dell'impresa. Tutte le imprese con oltre 250 addetti affermano di assumere, ma tale quota scende sensibilmente al calare della dimensione di impresa fino ad arrivare al 56,2% per le imprese più piccole (1-9 addetti). Non vi sono imprese agricole maggiori di 49 addetti che dichiarano assunzioni.
L'andamento degli ingressi per settori economici vede il sensibile calo dell'industria, che perde il 12,6% delle assunzioni, cioè 2.850 in meno, rimanendo comunque il settore più rappresentato in provincia, ma la sua quota sul totale dei nuovi ingressi scende dal 30,1% al 27,0%. Al suo interno risultano particolarmente negativi l'estrazione di minerali (-12,0%) e le macchine e mezzi di trasporto (-20,5%), non vi sono settori manifatturieri con andamento positivo. Anche i servizi alle imprese perdono terreno (-7,7%), ma restano in seconda posizione per numero di ingressi (16,7%), tra di essi in particolare l'"informatica e telecomunicazioni" mostra l'andamento peggiore (-19,5%). Anche il commercio è in calo (-11,2%), seguito dai servizi alle persone (-2,4%). Le costruzioni sono stabili, mentre l'unico comparto positivo è il "supporto alle imprese e alle persone" (+0,8%).
Il gruppo professionale più richiesto sono le "professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi" che, con un quarto delle assunzioni totali, arriva a 18.660; al loro interno le singole figure più rappresentate sono gli addetti alle attività di ristorazione (9.270) e gli addetti alle vendite (5.730).
Data l'importanza dell'industria manifatturiera nell'economia modenese, sono molto richiesti anche gli operai specializzati (19,2%) con in testa i "meccanici, montatori e riparatori" (3.090), seguiti dai "conduttori di impianti e macchinari" (14,7%). Molto importanti risultano anche le professioni tecniche: con 7.710 ingressi riguardano soprattutto i "tecnici dei mercati" e gli ingegneri, mentre c'è minor interesse per gli impiegati amministrativi, che ricoprono solamente il 9,1% del totale, ma aumentano rispetto alle altre figure. Infine, la quota minore è rappresentata dalle "professioni intellettuali e scientifiche" (3.810 ingressi), con a capo gli ingegneri e gli specialisti in scienze gestionali e bancarie. Rimane residuale come di consueto la richiesta di dirigenti (0,2% del totale). Le professioni non qualificate infine sono il 15,9% pari a 11.650 ingressi.
Nonostante la diminuzione degli ingressi, rimane alta in provincia la difficoltà di reperimento di personale, con una media pari al 51,4%. I gruppi professionali più difficili da reperire sono gli operai specializzati (68,7%) e le professioni tecniche (58,8%). Le figure professionali ad alta difficoltà di reperimento non sono necessariamente quelle più richieste, ad esempio è molto difficile reperire persone specializzate nei servizi ricreativi e culturali (97,5%), tuttavia le richieste totali di questa figura sono solamente 80, discorso analogo vale per i medici, difficili da reperire nel 94,7%, ma con solamente 170 richieste totali. Il numero maggiore di professioni difficili da reperire in valore assoluto riguarda invece gli addetti alle attività di ristorazione (4.950), gli operai specializzati nelle rifiniture delle costruzioni (2.211) e i manutentori e riparatori (2.002).
La metà delle persone sono state assunte con un contratto a tempo determinato, a distanza seguono i contratti a tempo indeterminato (19,6%) e di somministrazione (14,2%). L'apprendistato e gli "altri contratti dipendenti" rappresentano l'10,5% del totale, mentre risultano residuali risultano i contratti di co.co.co. e altri contratti non dipendenti (5,8%). La maggioranza dei contratti dipendenti è attivata dalle piccole imprese da 1 a 9 dipendenti, che assumono anche la maggior parte dei co.co.co, mentre le imprese maggiori (>250 dipendenti) detengono la maggioranza dei contratti di somministrazione e degli "altri contratti non dipendenti".
Il titolo di studio più ricercato dalle imprese risulta sempre la qualifica professionale (40,8%), cala la quota dei diplomi arrivando a meno di un quarto delle richieste, infine il 20,2% di assunzioni avviene senza alcun titolo di studio. Cresce leggermente la quota degli ITS (2,9% del totale), mentre rimane pressoché costante la quota dei laureati (11,3%).
Il report annuale di Unioncamere nazionale sull'indagine Excelsior, non fornisce solamente statistiche sulle quantità di nuovi ingressi di lavoratori nel 2025, ma individua diverse informazioni sui nuovi assunti che possono essere utili a chi è alla ricerca di un'occupazione.
L'incrocio fra titolo di studio e professione svolta mostra chiaramente come ad un titolo superiore corrisponda anche una professione di maggior responsabilità e prestigio: così i laureati e i diplomati ITS sono chiamati a svolgere mansioni dirigenziali (85,5%) o intellettuali e scientifiche (94,8%), le professioni tecniche sono ad appannaggio sia dei laureati che dei diplomati di scuola superiore, questi ultimi tuttavia vedono la maggior parte degli inserimenti tra gli impiegati (50,3%). La qualifica professionale porta a svolgere professioni qualificate nel commercio e nei servizi, conduttori di impianti e macchinari e operai specializzati. Infine, chi non possiede alcun titolo di studio sarà chiamato, con maggiori probabilità, ad effettuare mansioni non qualificate come facchinaggio e pulizie (57,1%).
Più della metà delle imprese richiede una precedente esperienza lavorativa; tuttavia, questa caratteristica diviene massima per i laureati (82,6%), per poi calare progressivamente fino al 42,5% per chi non possiede alcun titolo di studio.
La necessità per le imprese di assumere personale abbastanza formato e con esperienza lavorativa favorisce l'aumento dell'età media per le assunzioni: quasi un terzo ricade nella fascia di età dai 30 ai 44 anni; tuttavia, l'età è irrilevante per più di un quarto dei nuovi ingressi (29,5%), mentre i giovani tra i 25 e i 29 anni sono preferiti in misura minore (20,6% dei casi). Le età estreme sono poco segnalate: solamente il 10,7% gradisce i giovani fino a 24 anni e il 7,8% le persone con più di 45 anni.
La metà delle preferenze espresse dalle imprese ritiene ugualmente adatti per l'assunzione sia gli uomini che le donne, tuttavia, quando viene espressa una scelta, il genere maschile è selezionato nel 34,3% dei casi, mentre quello femminile solamente nel 17,2%; rimangono inoltre le divisioni tipiche dei lavori tipici per ciascun sesso, infatti il genere femminile è preferito prevalentemente nei settori propriamente femminili come il tessile abbigliamento (46,3%) e i servizi di alloggio e ristorazione (30,5%), mentre ad appannaggio del genere maschile permangono le costruzioni (78,1%), le industrie metallurgiche (62,5%) e l'estrazione di minerali (61,2%).
La competenza personale più richiesta ai candidati risulta la "flessibilità e adattamento" (96,1%), con percentuali massime per tutte le figure professionali; infatti, in un'economia che cambia continuamente con mercati sempre più competitivi, le imprese devono adattare la propria manodopera alle esigenze di mercato. Molto ricercata è inoltre la "capacità di lavorare in gruppo" (86,1%), che diviene massima per le professioni intellettuali e scientifiche (96,7%) e minima per le professioni non qualificate (70,8%).
Collaborare con i colleghi è importante, ma occorre anche sapere lavorare in autonomia (82,1%) e risolvere i problemi (81,0%), mentre sempre più crescente è l'esigenza di avere persone attente al risparmio energetico (78,8%), probabilmente a causa dei frequenti rincari dei prodotti petroliferi.
Emerge quest'anno anche la necessità di avere competenze interculturali (64,2%), trasversale per tutte le figure professionali, seguono le competenze digitali, saper comunicare in italiano, gestire tecnologie green e utilizzare linguaggi matematici e informatici.
Meno importanti per le imprese risultano la capacità di comunicare in lingue straniere (40,7%) e applicare tecnologie digitali per innovare e automatizzare i processi (34,9%), entrambe richieste soprattutto alle figure professionali di maggior responsabilità.
La preferenza per tutte queste attitudini personali varia a seconda della figura professionale che il candidato sarà chiamato a ricoprire: risulta massima nelle professioni con maggiori competenze, come i dirigenti e le "professioni intellettuali e scientifiche", mentre, ad eccezione per la flessibilità e adattamento, si riduce al minimo per le professioni non qualificate.
Le imprese utilizzano tre canali principali per trovare personale: candidati conosciuti personalmente (38,6%), scelta tra i curricula ricevuti (36,1%) e segnalazione da conoscenti e parenti (33,6%); il centro per l'impiego gestito dalle province risulta ancora sottoutilizzato (9,3%).
Tuttavia, si riscontrano importanti differenze a seconda della grandezza dell'impresa nel reperimento dei nuovi assunti; le imprese più piccole (fino a 9 dipendenti) si affidano molto di più alle conoscenze personali e alle segnalazioni di conoscenti e parenti, tale modalità diminuisce all'aumentare della dimensione di impresa. Ci sono invece canali usati in percentuali minime dalle imprese più piccole ma che diventano il modo preponderante con cui le grandi imprese trovano i candidati, come i curricula ricevuti dalle imprese, le agenzie interinali e gli annunci su internet. Le grandi imprese, inoltre, si avvalgono in misura maggiore di accordi con le scuole e dei centri per l'impiego.
