Modena si conferma leader nel settore manifatturiero, ma l'incertezza internazionale pone sempre nuove sfide
Dopo la piccola ripresa nel secondo semestre del 2025, confermata anche dall'indagine congiunturale della Camera di Commercio, il quadro economico internazionale è caratterizzato da forte incertezza: l'inizio del nuovo conflitto in Iran porta infatti a diverse problematiche sia per l'approvvigionamento di combustibili fossili, con conseguente rialzo dei prezzi dei carburanti, sia di carattere logistico, con possibili interruzioni delle catene di approvvigionamento. In questo contesto l'economia globale sta attraversando una fase di ristagno, ma non presenta ancora criticità evidenti.
Le due economie più performanti rimangono la Cina e l'India, gli Stati Uniti vedono una piccola ripresa, mentre il continente europeo mostra le maggiori difficoltà: sono state riviste al ribasso le stime dell'incremento del PIL, con andamenti prossimi allo zero per diversi paesi, ad esempio la Germania crescerà dello 0,3%, mentre l'Italia raggiungerà lo 0,4%.
In questo contesto preoccupante, l'economia modenese mostra una certa resilienza, sono infatti leggermente positive le previsioni dell'andamento del valore aggiunto, pari al +0,5% sia nel 2026 che nel 2027, con una tendenza leggermente migliore sia del totale regionale che della media italiana. Dopo un 2025 in leggero calo, le esportazioni imboccheranno un trend positivo, sino al +2,1% nel 2027, mentre le importazioni avranno un'impennata, probabilmente anche a causa dell'aumento del costo dei combustibili fossili.
In effetti già nel mese di marzo si possono notare gli effetti dell'incremento dei carburanti: le variazioni annuali dei prezzi al consumo sono passate da una crescita dell'1,1% di febbraio all'1,5% del mese di marzo.
Grazie alla ripresa dell'export, che incide per quasi il 60% sul valore aggiunto provinciale, migliora la performance dell'industria manifatturiera modenese, fino ad un incremento massimo dell'1,2% nel 2027. L'andamento dei servizi rimane positivo, anche se più attenuato rispetto all'industria, mentre le costruzioni perdono terreno.
Dall'indagine Forze di Lavoro dell'Istat, nel 2025 c'è stato un lieve miglioramento dell'occupazione in provincia, ma dalle previsioni Prometeia è previsto un calo dell'occupazione nel 2026, che si stabilizzerà nel 2027, pertanto anche il tasso di disoccupazione subirà un lieve incremento raggiungendo il 4,6%, più alto del tasso regionale, ma inferiore al totale Italia. La tendenza alla diminuzione dell'occupazione è confermata anche dall'indagine Excelsior sulle previsioni di assunzione, che vede un -3,7% di nuovi ingressi nel primo trimestre 2026.
Nonostante le prospettive incerte, il reddito disponibile per le famiglie mostra un andamento positivo, maggiore sia del dato regionale che del totale Italia e i consumi cresceranno in proporzione.
L'andamento del numero delle imprese in provincia di Modena non è direttamente riconducibile a momenti di benessere o di crisi economica; infatti, la decisione di chiudere o aprire un'impresa non deriva immediatamente da picchi positivi o negativi del ciclo economico, ma matura più lentamente, con l'evolversi degli eventi, che possono essere anche vicissitudini personali degli imprenditori. Inoltre, le cessazioni di imprese possono derivare anche da processi di accorpamento ed efficientamento, per motivi burocratici o dallo spostamento dell'attività in altra provincia o stato. Vi sono poi cause anagrafiche come il pensionamento del titolare o cause amministrative come le cessazioni d'ufficio da parte del Registro Imprese di attività non più operanti da tempo. Pertanto, l'andamento congiunturale è solamente una delle cause che influiscono sull'incremento delle iscrizioni o delle cessazioni di impresa. Ad esempio, l'attuale trend discendente delle imprese registrate in provincia di Modena è cominciato dal 2008 con la crisi mondiale dei mutui subprime: da allora c'è stato un processo di ristrutturazione dell'intero tessuto produttivo modenese con l'espulsione delle imprese non più redditizie e l'accorpamento in imprese più grandi e più complesse.
Va interpretato in tal senso l'ultimo risultato sulla demografia imprenditoriale relativo al primo trimestre del 2026: sia le imprese registrate che quelle attive sono in diminuzione rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente, con una perdita di più di mille imprese. Tuttavia, un terzo delle imprese cessate deriva da cessazioni d'ufficio, cioè da chiusure di posizioni da parte del Registro Imprese in quanto non più attive da tempo. Si tratta pertanto di imprese le cui difficoltà non derivano dalla situazione economica attuale, ma provengono da gestioni difficoltose precedenti la cui chiusura amministrativa si verifica oggi.
La tendenza dei settori economici conferma i risultati precedenti: emerge una diminuzione costante delle imprese manifatturiere, con in testa il tessile abbigliamento, la ceramica e il metalmeccanico. Sono infatti settori maturi che subiscono una concorrenza internazionale agguerrita da parte dei paesi in via di sviluppo. Anche il commercio risulta in calo da diversi periodi, infatti alcuni negozi fisici potrebbero essere sostituiti dal commercio online. Le costruzioni, che negli anni passati vedevano un incremento di imprese, hanno invertito il trend nel trimestre scorso, divenendo ora nettamente negative.
Vanno meglio le imprese dei servizi, in particolare le attività finanziarie e assicurative e le attività di supporto alle imprese.
La suddivisione per forme giuridiche mostra un trend in discesa da parecchi anni per le società di persone, che in dieci anni perdono più di tremila imprese, di cui più di 300 solamente nell'ultimo anno; sempre negativo ma meno impattante appare l'andamento delle imprese individuali, mentre emerge la crescita costante delle società di capitali, che dal 2016 ad oggi guadagnano il 26% di imprese. Tuttavia, all'interno di esse le società per azioni sono in leggera diminuzione, mentre gran parte dello sviluppo delle società di capitali deriva dalle società a responsabilità limitata, in particolare quelle semplificate, queste ultime infatti in dieci anni sono più che quintuplicate. Le imprese modenesi si stanno pertanto strutturando come società più complesse; tuttavia, il fenomeno è stato favorito dall'avvento delle srl semplificate, che ha permesso di ridurre i rischi di impresa senza un aggravio sostanziale di vincoli burocratici.
Risulta infine positiva l'analisi di alcune tipologie di impresa, come le start-up innovative, che a Modena rimangono stabili, mentre nel resto di Italia sono in diminuzione, inoltre crescono le imprese iscritte al RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore), a conferma della vocazione al volontariato della popolazione modenese.
Dal punto di vista finanziario aumentano sia i "depositi bancari e risparmio postale", sia, in misura più sensibile, i prestiti alle attività economiche; il mercato immobiliare mostra infine una vivacità ritrovata.
