Camera di Commercio di Modena
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Cenni Storici

pubblicato il 19/11/2013 11:35, ultima modifica 06/04/2016 10:08

Un'istituzione al servizio dell'economia del territorio: la Camera di commercio di Modena

Dopo una breve esperienza in età napoleonica interrotta dall'avvento della Restaurazione, nel 1863 viene ricostituita a Modena la Camera di commercio ed arti per effetto della legge 6 luglio 1862 , n. 680.

Il giovane stato unitario affida all'istituto camerale il compito di favorire l'economia del territorio attraverso il coinvolgimento diretto degli imprenditori commerciali e manufatturieri (l'industria non è ancora distinguibile dall'artigianato) nell'attività di regolazione del mercato locale.

In questa prima fase l'agricoltura non rientra nelle competenze della Camera perché il Codice di commercio la considera attività finalizzata al sostentamento della popolazione e non all'intermediazione commerciale.

L'agricoltura, tuttavia, domina sia per entità della manodopera occupata, sia per valore economico, l'economia modenese come del resto avviene in tutto il Paese: obiettivo principale della Camera è pertanto quello di promuovere il commercio delle derrate agricole pregiate (carni, salumi, formaggi, frutta) attraverso lo sviluppo di infrastrutture che valorizzino la posizione della città di Modena posta all'incrocio delle direttrici tra il Tirreno e l'Adriatico e tra l'Italia e il Centro Europa.

All'inizio del Novecento inizia a configurarsi sul territorio un primo nucleo industriale basato sulla lavorazione delle risorse del territorio (lavorazione dei prodotti dell'agricoltura e del sottosuolo) e sull'impiego di una manodopera versatile in grado di accompagnare e sostenere l'evoluzione dell'industria, meccanica e alimentare.

Accanto alle fucine del settore metallurgico si sviluppa l'industria meccanica che produce gli strumenti necessari alla meccanizzazione dell'agricoltura intensiva. L'articolazione di un'economia moderna è testimoniata in parallelo dallo sviluppo del settore cooperativo e del settore creditizio.

La legge 121 del 1910 riforma l'istituto camerale, ne cambia la denominazione in Camere di commercio e industria e riconosce con ciò l'avvio del processo di industrializzazione del Paese.

La crescente presenza di gruppi industriali e il conseguimento di una leadership nel quadro dell'economia modenese si manifesta anche attraverso la funzione di guida che essi assumono all'interno della Camera di commercio e l'attenzione che l'istituzione porta alla formazione professionale.

Con l'avvento del fascismo che punta a ricondurre l'attività delle formazioni sociali nell'alveo dell'apparato dello stato, le Camere di commercio vengono inserite nella pubblica amministrazione: dopo una prima riforma intervenuta nel 1924, nel 1926 nascono i Consigli provinciali dell'economia (denominati a partire dal 1931 Consigli provinciali dell'economia corporativa) presieduti dal prefetto. La rappresentanza reale degli interessi economici è garantita dal ruolo rilevante del vicepresidente del Consiglio che è di provenienza imprenditoriale e svolge una funzione di coordinamento sostanziale. In questa fase, i Consigli vedono affidata a sé la competenza sull'insieme delle attività economiche presenti sul territorio - ivi comprese l'agricoltura e il lavoro – e diventano delle vere e proprie prefetture economiche.

La caduta del fascismo determina l'abrogazione dei Consigli: nell'Italia liberata, l'istituto torna a denominarsi Camera di commercio già nel 1944 per via del decreto legislativo luogotenenziale n. 415. A Modena, come in tutto il nord Italia, la Camera viene ricostituita nel 1945.

Nel secondo dopoguerra l'istituto continua ad essere protagonista attiva del processo di modernizzazione dell'economia del territorio: è attivamente impegnata ad assicurare a Modena una posizione di rilievo nella costruzione della rete autostradale nazionale (collegamento con il Brennero e con il Tirreno attraverso il passo della Cisa) e lo è altrettanto nella difesa, nella promozione e lo sviluppo delle risorse territoriali.

L'intensa trasformazione della struttura economica porta per la prima volta gli addetti nell'industria e nel commercio a prevalere sugli addetti nell'agricoltura. La Camera è impegnata da un lato a sostenere l'impetuosa crescita di una popolazione di piccole e medie imprese il cui dinamismo determina lo sviluppo di un'elevata concentrazione di distretti industriali sul territorio provinciale; dall'altro opera sul piano della difesa delle produzioni locali attraverso la costituzione di Consorzi che tutelano, attraverso una politica di qualità, l'originalità dei prodotti sui mercati nazionali e internazionali. 

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Sintesi storica dell’Ente camerale

 

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